Avviamento

Analizzate le particolarità di valutazione dell'impairment test.

Per i bilanci in preparazione arrivano due contributi dall'Organismo italiano di contabilità: l'OIC, infatti, ha presentato la bozza di un documento dedicato a impairment test e avviamento, nonché la versione definitiva della Guida operativa sulla distribuzione di utili e riserve.

La bozza (visibile sul sito www.fondazioneoic.it) è la prima di una nuova serie intitolata "Applicazioni" dei principi e attende i commenti entro il 30 aprile. Precisa che il procedimento di valutazione per determinare l'esistenza di una perdita di valore di un'attività o gruppo di attività non va confuso con i procedimenti usati nelle valutazioni d'azienda.

Indicatori interni ed esterni.

Uno degli indicatori esterni del processo valutativo è quello relativo al "valore contabile del patrimonio netto superiore alla capitalizzazione di mercato", riferito alla globalità dell'impresa. Non necessariamente i valori espressi dai mercati finanziari, relativi alla capitalizzazione delle imprese quotate, sono indicativi di una perdita di valore delle attività dell'impresa. Tuttavia, la capitalizzazione di Borsa inferiore in misura notevole all'ammontare del patrimonio netto contabile dell'impresa può rappresentare il primo dei passi logici della verifica. Altri indicatori di perdita esterni all'impresa possono essere significativi cambiamenti (negativi) di mercato, mentre indicatori interni riguardano mutamenti avvenuti nell'azienda, ad esempio per danni subiti dalle attività.

Per lo Ias 36, il valore di iscrizione nel bilancio delle attività non dev'essere superiore al valore recuperabile, identificato come il maggiore tra l'ammontare che l'impresa stima di ottenere attraverso l'utilizzo delle attività (valore d'uso) e il valore realizzabile dalla loro vendita (fair value al netto dei costi di vendita). L'impairment test va applicato alle singole attività non correnti, o a raggruppamenti di attività non correnti quando la singola attività non genera autonomi flussi finanziari in entrata. In tal caso si parla di "unità generatrice di flussi finanziari" (Cash generating unit, Cgu).

Il valore d'uso.

Il valore d'uso è il valore attuale dei flussi finanziari netti che si prevede avranno origine dalla Cgu. Il calcolo comporta la stima dei flussi finanziari futuri in entrata e in uscita che deriveranno dall'uso continuativo della Cgu e del tasso di attualizzazione appropriato a questi flussi, che coprono al massimo cinque anni. Il metodo di valutazione di riferimento è il metodo finanziario Discounted cash flow. La stima dei flussi finanziari riguarda i ricavi delle vendite e i costi della Cgu costituiti da materie, servizi, dipendenti e altro (ad esempio, le manutenzioni).

Gli aspetti più critici del procedimento riguardano le metodologie di calcolo del "valore terminale", rilevato in corrispondenza del termine del periodo, ipotizzando che da quel momento l'investimento produca un flusso di cassa costante. si utilizza il calcolo del valore attuale di una rendita perpetua o quello del valore attuale di una rendita perpetua crescente (o decrescente) corretto tramite un fattore di crescita o decrescita.

Altri aspetti critici riguardano il tasso di crescita o decrescita, dato il possibile grado di soggettività, e il tasso di attualizzazione, che esprime il costo delle fonti di finanziamento, interne ed esterne, dell'attività analizzata. Normalmente si utilizza il costo medio ponderato del capitale, che rappresenta il costo che l'azienda deve sostenere per raccogliere risorse presso finanziatori esterni e interni. Si tratta di una media ponderata tra il costo del capitale di rischio e il costo del capitale di debito. Su questi aspetti l'Oic auspica di ricevere commenti.

Fair value e costi

Il fair value al netto dei costi di vendita è una delle due configurazioni di valore recuperabile. Si tratta dell'ammontare ottenibile dalla vendita di un'attività o unità generatrice di flussi finanziari in una libera transazione tra parti consapevoli e disponibili, dedotti i costi della dismissione. La quantificazione riferita alle Cgu è generalmente difficoltosa.

I criteri:

  • L'avviamento va allocato alla Cash generating unit (Cgu) al momento dell'aggregazione aziendale, in quanto attività generica che non si può identificare individualmente né separare dall'azienda, al contrario delle altre attività immateriali;
  • all'avviamento è attribuita vita utile "indefinita" (che non significa infinita);
  • l'avviamento complessivo che scaturisce dall'allocazione del costo sostenuto per l'aggregazione aziendale va allocato a ogni Cgu che si prevede beneficerà dalle sinergie dell'aggregazione;
  • il valore contabile della Cgu è dato da avviamento, altre attività immateriali e attività materiali;
  • un'eventuale perdita è allocata all'avviamento e poi, per la parte eventualmente eccedente, ripartita in proporzione al valore contabile delle singole attività che compongono la Cgu.

Fonte: Il Sole 24 Ore


Pubblicato il 16 Febbraio 2009 - 15:49